Cielo Incluso

CIELO INCLUSO, vedere gli dèi opere di Maria Grazia Tata fotografie di Salvatore Di Vilio

CIELO INCLUSO, vedere gli dèi opere di Maria Grazia Tata fotografie di Salvatore Di Vilio testi di Maria Grazia Tata testi di Massimiliano Palmesano, antropologo Grafica Salvatore Di Vilio fotografie ©Salvatore Di Vilio testi ©Maria Grazia Tata testi © Massimiliano Palmesano, antropologo Tutti i diritti riservati

Vedere gli dèi: in Cielo incluso un’alchimia di forme e immagini tra l’artista Maria Grazia Tata e il fotografo Salvatore Di Vilio. Ci sono alcuni luoghi in cui gli dèi custodiscono ancora tutto il loro arcaico potere. Dimensioni in cui – parafrasando Talete – tutte le cose sono piene di dèi. Al pari di due sciamani, Maria Grazia Tata e Salvatore Di Vilio hanno esplorato tali dimensioni portando con loro, come al ritorno da un viaggio misterico, le forme e le immagini degli dèi. Le percezioni annotate sul diario di bordo di questa esplorazione nella dimensione del sacro e del fantastico hanno plasmato la mostra Cielo incluso. L’iniziativa è il risultato di una alchimia tra le opere di Maria Grazia Tata e lo sguardo fotografico di Salvatore Di Vilio che insieme hanno tracciato una cartografia delle dimensioni abitate dagli dèi. Con riferimento particolare a quelle figure che nei pantheon vengono indicate come “minori”, ma non perché esse siano meno importanti di altre: semplicemente perché sono deputate ad aspetti più intimi e quotidiani. Il filologo e storico delle religioni Walter Otto nel suo Teofania sosteneva che «gli dèi non sono frutto di invenzioni, elucubrazioni o rappresentazioni, ma possono soltanto essere sperimentati». E Cielo incluso è soprattutto una ierá odós (via sacra) esperienziale e misterica le cui tappe sono scandite da epifanie divine che si manifestano nel rapporto opera-fotografia. Un percorso di iniziazione ai segreti della sacralità della materia attraverso la primordiale magia delle immagini. Tata e Di Vilio fanno materializzare un’ “archeologia dell’invisibile” fatta di preziosi e impalpabili orecchini per le ninfe, di collane per le muse e di pettorine di rose e stelle; portano alla luce officine in cui lavorano riparatrici di ali, rammendatrici di foglie e fabbricatrici di stagioni segrete dentro cortecce arrotolate; dischiudono alla vista le dimore incantate delle divinità. Cielo incluso è una fiaba che parla di appartenenza, di legame con il territorio e con chi lo abita; un racconto fatto di boschi millenari, sorgenti dalle acque rigenerative e pietre animate. «Il divino, da cui l’uomo si sente consapevolmente protetto, non è dunque il “totalmente altro” – è ancora la Teofania di Walter Otto – in cui si rifugiano coloro per i quali la realtà del mondo è priva del divino. Esso è piuttosto proprio quel che ci circonda, in cui viviamo e respiriamo […]. Esso è presente ovunque. Ogni cosa, ogni fenomeno ne parla, in quella grandiosa ora nella quale essi parlano di sé». Proprio in quell’ora Maria Grazia Tata ha plasmato quella che ama definire la sua “paccottiglia cosmica”, nel medesimo istante Salvatore Di Vilio ha catturato l’immagine degli dèi.” Massimiliano Palmesano, antropologo

7 ai poeti che illuminano la strada, al gioco che la spiana “Il meraviglioso diventa plausibile, gli dèi vengono umanizzati, i loro annali sono scritti come se venissero copiati da un registro di parrocchia, i loro eroi potrebbero essere altrettanti conoscenti del padre dell’autore”. Ezra Pound: Ovidio e le Metamorfosi Le divinità minori, più che le maggiori che vivevano pigramente nell’alto dei cieli, venivano invocate per ogni minimo favore, dai tempi antichi e in tutte le civiltà. Lavoro sulle divinità minori da tredici anni, da quando mi sono trasferita da Roma e lavoro in uno studio nella campagna dell’Alto Lazio, ogni giorno avvisto la loro presenza e il loro operato: dai bruchi alle tane di mantidi religiose, alle ragnatele, alle foglie bucate, ai rami, ai semi, ai resti della natura legati ai cambi di stagione, cerco o trovo il “sacro” in tutti i materiali, anche quelli poveri e insignificanti. Avvistare divinità minori è un giocoso lavoro quotidiano di attenzione, di rispetto e di cura dell’ambiente, allena la consapevolezza che tutto è collegato e la gioia di vivere tutto quello che significa Natura. Se noi vogliamo cambiare l’ecologia della terra dobbiamo cambiare l’ecologia dentro di noi, (Hillman) Cielo incluso, potrebbe essere una storia per bambini. potrebbe. Divinità minori, stanche di stare al chiuso, fuggono dalle case, invadono boschi e campagna, giocano con le stagioni e con tutto, ritrovano le stelle e le foglie e le mischiano alla paccottiglia trafugata nelle case: stoffe, cocci, ferri, carta, per creare altre piccole divinità minori, rifugi e giocattoli sacri. Ma non ci abbandonano, si divertono sempre a imitarci e a giocare con noi, con le nostre fragilità e con i nostri sogni, sono un affettuoso specchio fra noi e la Natura; ricompaiono con la loro immagine, simulacro di un sacro a portata di mano, i loro occhi ci ricordano che Uomo, Cielo e Natura fanno parte della stessa trama e che un filo sacro collega tutte le cose, visibili e invisibili, attuali e remote, un filo intriso di quel senso di meraviglia sempre così familiare al bambino e al cielo. Maria Grazia Tata

8 9 Ci sono alcuni luoghi in cui gli dèi custodiscono ancora tutto il loro arcaico potere

10 11 Dimensioni in cui – parafrasando Talete – tutte le cose sono piene di dèi.

12 13 Al pari di due sciamani, Maria Grazia Tata e Salvatore Di Vilio hanno esplorato tali dimensioni portando con loro, come al ritorno da un viaggio misterico, le forme e le immagini degli dèi.

14 15 insieme hanno tracciato una cartografia delle dimensioni abitate dagli dèi. Con riferimento particolare a quelle figure che nei pantheon vengono indicate come “minori”, ma non perché esse siano meno importanti di altre: semplicemente perché sono deputate ad aspetti più intimi e quotidiani.

16 17 L’iniziativa è il risultato di una alchimia tra le opere di Maria Grazia Tata e lo sguardo fotografico di Salvatore Di Vilio

18 19 gli dèi non sono frutto di invenzioni, elucubrazioni o rappresentazioni, ma possono soltanto essere sperimentati.

20 21 ierá odós

22 23 E Cielo incluso è soprattutto una ierá odós (via sacra) esperienziale e misterica le cui tappe sono scandite da epifanie divine che si manifestano nel rapporto opera-fotografia. Un percorso di iniziazione ai segreti della sacralità della materia attraverso la primordiale magia delle immagini.

24 25 archeologia dell’invisibile

26 27 fatta di preziosi e impalpabili orecchini per le ninfe

28 29 portano alla luce officine in cui lavorano riparatrici di ali, rammendatrici di foglie

30 31 collane per le Muse e pettorine di rose e stelle

32 33 dischiudono alla vista le dimore incantate delle divinità

34 35 sorgenti dalle acque rigenerative

36 37 Cielo incluso è una fiaba che parla di appartenenza

38 39 “Se noi vogliamo cambiare l’ecologia della terra dobbiamo cambiare l’ecologia dentro di noi” (James Hillman)

40 41 di legame con il territorio e con chi lo abita

42 43 un racconto fatto di boschi millenari

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46 47 il divino è presente ovunque

48 49 essi parlano di sé

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52 53 plasmare la ‘paccottiglia cosmica’

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56 57 Divinità minori, stanche di stare al chiuso

58 59 la gioia di vivere

60 61 150 poesie per la Satiressa invocano “più cuore please”

62 63 invadono boschi e campagna, giocano con le stagioni e con tutto

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66 67 stoffe, cocci, ferri, carta, per creare altre piccole divinità minori

68 69 rifugi e giocattoli sacri

70 71 non ci abbandonano, si divertono sempre a imitarci e a giocare con noi

72 73 con le nostre fragilità e con i nostri sogni

74 75 Cielo e Natura fanno parte della stessa trama e un filo sacro collega tutte le cose, visibili e invisibili, attuali e remote, un filo intriso di quel senso di meraviglia sempre così familiare al bambino e al cielo.

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